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ME NE VADO A CUBA

(Aprile 2015)

 

di Nicola Cecchi e Paul de Sury

 

 

El Dorado, La Cayenna, La Paz, Las Vegas, Le Mans, Los Angeles – senza dimenticare le nostre La Spezia e L’Aquila. Le città con un articolo di fronte al nome sono diverse. La più diversa è La Habana. 

Tutta Cuba ti strappa il cuore. Difficile che te lo restituisca intatto. Le vittime di questo serial killer ? Noi. Gli italiani. I più fessi e i più generosi.  Sicuramente i più inclini a cedere alle tentazioni del bello. Tronfi della nostra tradizione millenaria di gusto – declinata sullo spettro delle arti – caschiamo innamorati come il più brufoloso della III c per questa perla delle Antille che, di fatto, non esistono in termini storici. Il Caribe è una invenzione dei conquistadores. Per fortuna ci siamo rivelati i colonialisti più sgangherati del pianeta. Fino alle Americhe, tranne il nostro Cristoforo, non abbiamo mai tentato di arraffare. Sonoramente legnati dai primi della classe – ci sta- ma dagli ultimi ? Perdere con francesi e inglesi, ok, erano le teste di serie. Ma prenderle da portoghesi, olandesi, …? Almeno non creiamo risentimenti quando sbarchiamo in terre ex-coloniali.

Però, Cuba se estrańa come dice una canzone popolare, ti manca quando la lasci. Arrivi  e ti senti a casa. Parti e ti chiedi quando tornerò ? Il calore del clima, della gente, della musica … tutte cazzate. Ci sono in tutto il mondo.

Allora perché abbiamo sostituito il mal d’Africa dei nostri padri e nonni con il mal di Cuba ? 

Per intenderci. Il Brasile, paese spesso associato a Cuba come meta esotica di balli e musica, è grande quasi ottanta volte la nostra isola preferita come superficie e quasi venti come popolazione. Eppure a Milano ci sono più locali cubani che brasiliani. Il legame storico, ovviamente, è con la Spagna. Stati Uniti a parte, con cui le relazioni sono in progressivo miglioramento, si può tranquillamente affermare che l’Italia è il secondo paese con cui i contatti sono più stretti.

L’italiano più sprovveduto arriva a Cuba pensando di trovare un isolotto con la spiaggia e le palme e si trova una nazione lunga come l’Italia e con il doppio degli abitanti della Danimarca. Il Caribe, si diceva, è un’invenzione dei colonizzatori. La cultura locale è stata spazzata via e, tranne il Reggae in Giamaica, non è più ricresciuto niente. Spesso, i paesi sono solo l’isolotto sopracitato. Cuba no. Ha solide tradizioni di letteratura, pittura, scultura, danza, musica, architettura, insomma tutte le arti sono rappresentate nel suo patrimonio culturale.

Ma veniamo a La Habana con i suoi circa due milioni, due milioni e mezzo di abitanti. E’ una città di contraddizioni. Quartieri dormitorio progettati con l’allegria dell’edilizia popolare sovietica convivono con la più bella città coloniale sopravvissuta al mondo. La mancanza di fondi pubblici comporta dei costi, palazzi fatiscenti si sfaldano con eleganza sul lungo mare, ma genera anche dei benefici, non si può demolire una villa in stile barocco sivigliano per costruire un casermone di cemento. La povertà si percepisce, ma non ci sono bambini che dormono per strada, fanno tutti sfoggio della loro bella uniforme scolastica. La gente è di un’allegria incredibile e sopporta con dignità i suoi problemi economici. Nessuno ti insegue per strada lamentando con insistenza le sue necessità. 

La capitale non ha un rapporto facile con il resto del paese. Prima della rivoluzione era considerata una delle città più ricche del mondo ma anche una delle più corrotte. A Cuba, a differenza dei paesi europei, la rivolta partì dalle campagne e non dalle città operaie. I rivoluzionari (contadini) la occuparono e la “punirono” in quanto simbolo dell’alleanza fra la dittatura di Fulgencio Batista e i mafiosi nord-americani. Si può dire che la “tregua” fu firmata con la nomina de La Habana a patrimonio dell’umanità da parte dell’Unesco negli anni ottanta. I capitolini hanno però la memoria lunga : ancora oggi bollano il resto dell’isola con l’epiteto di campo e i suoi abitanti, specie quelli orientali, come palestinos.

 

NB : Un’avvertenza ai lettori di questa guida. Gli autori vi hanno profuso il distillato di vent’anni di viaggi a La Habana. A spanne, duecento viaggi complessivi per un totale di più di tremila giorni di soggiorno. Quasi la metà di quelli disponibili nel periodo, contando che siamo in due, quindi un quarto a testa della nostra vita recente. Lo sforzo è di tenere queste note sempre aggiornate con un viaggio a cadenza trimestrale. Doveroso per chi dispensa consigli. Complicato a Cuba. Un ristorante o un locale in cui si suona furoreggiano per tre-quattro anni poi, di colpo, chiudono. Nel resto del mondo, la parabola di un locale dedicato all’entertainment è prevedibile. Esordio, primi successi, boom, consolidamento, piccoli problemi, grossi problemi, agonia, decesso. A Cuba, no. Alcuni locali vivacchiano per anni con un numero di avventori che risulta imbarazzante, altri fanno il tutto esaurito ogni sera e poi chiudono. Perché? Boh..! It’s Cuba, baby. Non farti troppe domande. Goditela e non prendertela con noi se il posto che abbiamo segnalato due settimane fa è chiuso quando tu ci arrivi. 

 

REGOLE BASE

 

La Habana è una città generalmente sicura. Nelle zone centrali ci sono poliziotti un po’ dovunque e parecchie telecamere di controllo. Certo non bisogna sfidare la fortuna girando per la città vecchia alle quattro di mattina con una macchina fotografica costosa al collo. I cubani tendono a non molestare il turista, provano a vendervi qualcosa senza troppa convinzione ma se dite di no non insistono. Spesso, vogliono solo fare quattro chiacchiere.

 

La corrente è a 110 volt, anche se negli alberghi esiste la 220 così come in alcune case private. Le spine sono di quelle USA con due lamelle (portatevi l’adattatore).

Ci sono sei ore (in meno) di differenza di fuso orario.

E’ vietato importare prodotti alimentari non confezionati. A Cuba le trasmissioni televisive sono in standard USA (NTSC) e quindi i nostri apparecchi e DVD non funzionano. 

La televisione cubana si può vedere con moderazione senza sentirne la mancanza; se vi perdete la Mesa Redonda Informativa condotta tutti i giorni alle 18.30 dall’uomo-luna Randy, non disperate, la danno in replica tutte le sere verso mezzanotte.

I giornali stranieri sono praticamente introvabili. Arriva qualche copia ogni tanto nei grandi alberghi.

Internet è consultabile nei Centros de Negocios dei grandi alberghi, anche se spesso si possono aprire solo i messaggi di posta elettronica ma non gli allegati: diciamo che la velocità di comunicazione non è una delle doti principali dell’internet cubano.

I cellulari italiani funzionano. Si può chiamare l’Italia anche dagli alberghi. Si possono comprare delle schedine CUBACEL che verranno disattivate quando uscite dal Paese.

Ci sono due valute: il Peso Cubano (che per un turista non serve praticamente a nulla) e il Peso Cubano Convertibile (CUC o chavito in slang locale). Quando arrivate comprate i “chavitos” in banca o in una delle Casas di Cambio (CADECA) negli alberghi principali oppure direttamente presso uno sportello CADECA sulla destra appena usciti dall’aeroporto.

Non perdete il visto d’ingresso che dovrete riconsegnare all’uscita dal Paese; se non lo trovate, andate in aeroporto due ore prima del previsto altrimenti rischiate di rimanere a terra.

A Cuba non accettano ancora la American Express, ma da poco solo la Mastercard (e la VISA che si può usare presso le CADECA o gli sportelli bancari normali per ritirare fino a 500 € al giorno)

Il visto turistico ha la validità di 30 giorni, rinnovabile per altri trenta. Se restate di più lo dovete rinnovare alla Inmigracion y Extranjeria con la ricevuta dell’hotel o della casa particular in cui risiedete.

 

DORMIRE

 

In generale è meglio la casa particular (case private di cui il proprietario affitta una o più stanze) dell’albergo. Si spende un terzo e si sta meglio. Se si sceglie la casa particular si può optare per il Vedado o il Nuevo Vedado dove le case belle sono in numero inferiore ma più vicine al centro oppure per Siboney o Miramar dove affittano stanze in ville bellissime ma c’è il problema della distanza (una quindicina di Km dal centro con il taxi che forse arriva o forse no e comunque sempre con tempi non prevedibili). 

La cifra concordata con i padroni di casa (oggi intorno ai 30-35 CUC per stanza doppia) comprende normalmente la prima colazione, la pulizia della camera e il cambio di lenzuola e asciugamani. Si può negoziare tutto il resto come il lavaggio-stiratura della biancheria, il pranzo e la cena a scelta, avvertendo per tempo.

Le case particular sono ufficiali (recano lo scritta “arendador autorizado” sulla porta e rilasciano il comprovante, la ricevuta); le case private non hanno la parabola (salvo qualcuna clandestina) e il collegamento internet. Ci sono business center negli alberghi più grandi e moderni.

Non è infrequente che luce, acqua o gas saltino per eventi naturali o vengano tolti per risparmiare (ora un po’ meno per la verità): occhio a non ritrovarsi con la testa insaponata sotto la doccia quando succede…

 

ALBERGHI

 

Il Nacional è un albergo stupendo di grandi dimensioni e di altrettanto fascino. Però è piuttosto delabré, le camere sono piccole e la qualità del servizio lascia talvolta a desiderare. Vale comunque la pena di andarci per vederlo e prendere un aperitivo nel patio; consigliavamo anche vivamente di provare il Guarapo con un goccio di rum: speciale. Oggi purtroppo non lo fanno più, e non è per colpa dei burocrati della Unione Europea, almeno in questo caso. Il fantastico Patio dell’albergo anche nella giornata più torrida è sempre ventilato e fresco.

Se volete le comodità occidentali, ci sono i due Melià (Cohiba e Habana) abbastanza banali e prevedibili però (generalmente) funziona tutto. Bellissimi sono gli alberghi de La Habana Vieja (Conde de Villanueva, Sevilla, Ambos Mundos, Hostal Valencia, Santa Isabel), quasi sempre ex ville patrizie spagnole in cui è però difficile trovare posto senza prenotare molto tempo prima. 

NB: i cubani possono ora pernottare negli alberghi regolarmente. Prima potevano frequentare le hall, i bar e i ristoranti degli alberghi ma era vietato loro salire nelle camere. 

Gli alberghi più grandi hanno la parabola e ricevono RAI International. La domenica mattina (per le sei ore di differenza di fuso) sono pieni di italiani che guardano la partita di calcio, tanto per non perdere il contatto con la realtà..

 

MANGIARE

La comida criolla è un incontro della cucina spagnola con quella africana applicata ai prodotti caraibici. I cubani (come molti isolani) non amano troppo il pesce e, di conseguenza, non lo sanno cucinare anche se vi propongono sempre aragoste, gamberi e filete de pescado grillé.

Da notare che gamberi, aragoste e carne di manzo sono vietate nei paladares (locale interpretazione delle trattorie), anche se qualche volta con un po’ di cautela vengono proposti ugualmente. Francamente, noi che siamo abituati ai più saporiti crostacei dei mari più freddi troviamo forse un po’ blandi e dolciastri quelli dei mari caldi. Comunque tra i piatti forti qui ci sono due imperatori: il pollo e il maiale (cerdo). Quindi, non prendete il pollo sull’aereo perché una volta arrivati non mangerete altro. Arrostiti, fritti o in umido, pollo e maiale sono sempre accompagnati da riso e fagioli neri (cotti separati sono chiamati moros y cristianos, cotti insieme congris) boniato (patate dolci), yucca (manioca), malanga (tubero africano) e platano fritto (banana non dolce). Dopo un po’, questa alimentazione non va d’accordissimo con noi. Molti fritti, pochissime verdure (onnipresenti lattuga, cetrioli, cavoli e pomodori, scordatevi i vostri amati olii extra-vergine). Il problema principale è che, dopo un po’, si finisce per mangiare sempre le stesse cose. Ma sono critiche ingenerose. Nessuno viene a Cuba per fare turismo eno-gastronomico, almeno fino ad oggi.

Gli spiriti più intraprendenti possono tentare l’avventura della caguama, la carne di tartaruga marina. Fuori da La Habana servono anche carne di coccodrillo.

Come per dormire, anche per mangiare si può scegliere fra pubblico e privato.

 

Ristoranti statali

 

El Aljibe (Avenida 7 entre 24 y 26, Miramar). Un enorme gazebo in cui centinaia di persone mangiano all’aperto. Tutti ci finiscono prima o poi quindi andateci subito e mangiate il piatto della casa per un primo incontro con la comida criolla, “pollo al aljibe” con eccellenti fagioli neri e riso bianco. La ricetta è esclusiva e neppure sotto tortura ve la daranno, anche perché è veramente buono. Forse la cantina più fornita de La Habana. 

El Templete (Avenida del Puerto, n. 12, esq. Narciso Lopez, Habana Vieja). Buono per mangiare il pesce su una terrazza che guarda sul porto.

Discreti anche El Rancho Palco e El Palenque (Calle 17 y 90, Siboney) però solo piattoni di comida criolla, in altre parole : mezzo chilo di arrosto di maiale. 

Scordatevi il Tocororo, il ristorante teoricamente al top: è caro e sopravalutato.

Nella Casa del Habano di 5° e 16 si mangia bene a prezzi ragionevoli. Il direttore è il figlio di Don Alejandro Robaina, un vero monumento (scomparso di recente a quasi un secolo di vita) dell’industria cubana del tabacco. Bella sala e buon servizio. Ottimo rapporto qualità/prezzo. Per pochi CUC vi portano pollo o pesce con tutte le guarnizioni solite. Per una decina di Cuc vi servono una chateaubriand di più di mezzo chilo.

C’è poi il Club Habana, vedi oltre, il cui ristorante la sera è veramente magico. Si mangia bene, con grande servizio, in riva al mare.

 

A Cuba (e non solo) c’è la “maledizione” di Hemingway che compare dappertutto. Tra i luoghi preferiti del Papa c’era la Bodeguita del Medio di cui non si riesce a capire il fascino: un bar piccolissimo stracolmo di turisti dove fanno un buon mojito (il migliore di tutti lo fanno nella sala d’aspetto dell’ aeroporto, ma forse è l’idea del distacco che lo rende migliore) e un ristorante mediocre. Alle pareti i graffiti inneggiano in italiano a squadre di calcio e genitali femminili. I nostri connazionali lasciano sempre il loro garbato segno. Si può invece concordare in pieno con il vecchio Papa per La Floridita, dove troneggia uno dei più bei banchi da bar del mondo, un Daiquiri eccezionale preparato da vecchi camerieri in livrea rossa pluridecorata. Lasciate stare il ristorante : è buono ma caro. Un tour hemingwayano completo richiede di uscire un poco dalla città: la casa del Papa, la Finca Vijia, si trova a San Francisco de Paula. Si può visitare solo dall’esterno. A Cojimar era ormeggiata la sua barca e fino pochi anni fa vi viveva ancora Gregorio Fuentes, il marinaio che un mito vuole sia servito da modello per il protagonista de “Il vecchio e il mare”.  Pare che non sia vero, ma Fuentes ci campò sopra fino a 104 anni.

 

Paladares (trattorie)

 

Sono case private in cui il padrone è stato autorizzato ad aprire un ristorante con (fino a poco tempo fa) al massimo dodici coperti. Non era raro vedere la nonna in vestaglia che guarda la televisione: oggi o la nonna non c’è più o si sono evoluti.

Si paga solo in contanti. Generalmente è meglio prenotare.

 

La Guarida (Calle Concordia n. 418, entre Gervasio y Escobar, Centro Habana). E’ un vecchio appartamento al terzo piano di un edificio patrizio fatiscente. E’ famoso perché vi hanno girato il film Fragola e Cioccolato. Probabilmente il migliore ristorante de La Habana sia per l’atmosfera che per la qualità del cibo. E’ caro : non spenderete meno di 40 CUC a testa, a seconda del vino. Il proprietario si chiama Enrique, molto simpatico. Cercando bene sulle pareti troverete una foto di  Nicola con un amico che lo accompagnava, un tal Eros Ramazzotti.

La Cocina de Lilian (Calle 48 n. 1311, entre 13 y 15, Playa). Ha avuto un picco di popolarità quando l’ex presidente USA Carter vi cenò nel corso di una sua visita a Cuba qualche anno fa. Bellissimo patio per cenare all’aperto e mangiare generalmente buono.

La Fontana (Calle 3ra A n. 305, entre 44 y 46, Miramar). Ristorante recentemente rinnovato, ci hanno fatto anche un piccolo bar stile NY. Grande griglia in un bel patio. Buono  anche se caruccio, intorno ai 30/35 CUC per persona. Chiedendo di Ernesto e facendo il nome di Nicola (Cecchi pronunciato Secci), si dovrebbe aver diritto a uno sconticino o comunque ad un supplemento di attenzione.

Chez René, dietro la Casa de la Musica di Playa. Il cuoco (Renè) sostiene di essere stato lo chef di Fidel Castro; non abbiamo ancora verificato l’autenticità dell’affermazione, peraltro piuttosto comune a Cuba: fa sempre un certo effetto.

Los Nardos (detto anche Juventud Asturiana) di fronte alla scalinata del Capitolio. E’ gestito dalla società Asturiana, in un ambiente affascinante. Le porzioni sono molto abbondanti e il prezzo è abbordabile; un buon rapporto fra prezzo e quantità di cibo, con una decente qualità. Purtroppo non si può prenotare e quindi bisogna fare la fila (spesso per strada)

Buganvil, tipico paladar criollo in calle 190 tra 15 e 17, Atabey. Ottimo rapporto qualità prezzo; da provare i tostones rellenos come antipasto e il lomo de cerdo ahumado (costoletta di maiale affumicata), autentica specialità della casa. Qui si mangia il miglior flan (Crem caramel) di Cuba, senza dubbio. Se vi capita di trovarci Margarita, la proprietaria, oltre che mangiare bene farete una piacevole conversazione.

La Esperanza (Calle 16 n 105, entre 3ra y 1ra, Miramar). Autentica trattoria ricavata nel salotto vero della casa dei proprietari; grande fascino e grande cura dei particolari, da non perdere assolutamente.

La Casa (Calle 30 n. 865, entre 26 y 41, Nuevo Vedado). Tipico paladar con cucina buona, ma una certa fastidiosa tendenza a proporre il “vi facciamo assaggiare noi un pò tutte le nostre specialità” da cui il turista avveduto sta saggiamente lontano.

La Casa de Adela (Calle F n 503, entre 21 y 23, Vedado). Coup de coeur : ambiente stupendo. La padrona è un’artista che ha ricavato un posto incredibile su di un terrazzo e riceve in casa sua. La cucina insiste sulle note dolci e forse è meno affascinante del luogo veramente magico.

Havanachef (calle 24 n. 360, entre 21 y 23). Aperto di recente, è attualmente considerato il migliore paladar della capitale. Data la difficile reperibilità dei prodotti, lo chef cambia il menù di frequente e lo scrive su una lavagna. Occhio alla carta dei vini. Buona selezione di bottiglie care con ricarichi importanti.

L’Atelier (Calle 5 n. 511, entre Paseo y 2). La migliore sorpresa del 2012. Bella sala con terrazzo ancora migliore per una delle più belle viste de La Habana. Servizio molto accurato e ottima cucina in bilico fra tradizione e innovazione. Intorno ai 60-70 CUC per due con vino. Di recente il cuoco, El Gallego, se ne è andato. Da verificare la qualità della cucina sotto il rimpiazzo.

Decameron (Linea n. 753, entre Paseo y 2). Solido ristorante con bella sala, buon servizio e buona cucina. Lo chef esegue con perizia anche piatti italiani, ma il buon senso suggerisce di evitarli.

Se avete comunque nostalgia della cucina italiana, potete provare alla pizzeria del Melia Cohiba oppure al Din Don (Calle 11 entre 78 y 80, Miramar) o al Don Ciccio (Ave 3ra entra 36 y 38) due “trattorie italiane” i cui cuochi sono nostrani e che sono di fatto le più frequentate dagli italiani, clientela variegata e generalmente variopinta.

E’ buona abitudine lasciare una mancia ma senza esagerare. Un paio di CUC sono più che sufficienti per i pasti “normali”.

 

MANGIARE IN CASA

Ci sono tre fonti di approvvigionamento di cibo a Cuba : alcuni rari supermarket o centri commerciali dove si paga in CUC (a prezzi normalmente più alti dei nostri), l’agro (equivalente di un nostro mercato rionale di frutta e verdura : vendono anche maiale e agnello, ma la carne è all’aria aperta …) dove si paga in pesos cubani e il mercato nero che arriva direttamente alla porta di casa con quelli che suonano per proporre di tutto.

 

BERE

 

Scordatevi delle selezioni di vino, anche se si può fare qualche colpaccio (Ruinart rosè a El Aljibe, Tignanello a la Guarida, Chevalier Montrachet al Tocororo). Il vino ad oggi non è bevanda principale a Cuba anche se si sta poco a poco imponendo anche sulle tavole dei cubani, in occasioni speciali: è un prodotto in crescita. Se proprio si vuole il vino, è meglio il Merlot cileno. Il vino cubano è una bufala : la vite non prospera così vicino all’Equatore dove si attenuano le differenze stagionali. E’ vino cileno spacciato per cubano.

Meglio buttarsi sulla birra locale: le più conosciute sono la Bucanero e la Cristal, autentiche stars a Cuba, specie se in bottiglia e non in lattina. 

Ovviamente il prodotto principe è il Ron. Il più famoso, ma non necessariamente il migliore, è l’Havana Club, reclamizzato in tutto il mondo. Il Varadero costa la metà ed è altrettanto buono, ma il migliore resta il Ron Santiago, il vecchio Matusalem. 

I cubani, per ragioni economiche, bevono spesso anche quello venduto nel tetra-pak o, peggio, il Cispetrèn (contrazione di Cispas del tren, le scintille del treno, noto anche come Bajate el blume, abbassa le mutande, per i suoi pretesi effetti afrodisiaci) il ron di produzione casalinga. Voi lasciate perdere, il decapante dei carrozzieri ha un bouquet più delicato. I cocktail cubani più noti sono il Mojito (ron, succo di limone, zucchero, acqua gassata e hierba buena, una sorta di menta molto meno aggressiva della nostra, simile alla mentuccia romana), il Daiquiri (ron, limone, zucchero e ghiaccio) imperdibile al Floridita e il Cuba Libre (ron e cola). Tra gli italiani è diffuso il vezzo di farsi preparare i cocktail con il ron scuro (anejo) : è una stupidaggine e uno spreco. I cocktail si preparano con liquori di qualità inferiore. Quelli di qualità superiore si bevono lisci.

 

TRASPORTI

 

Scordatevi i mezzi pubblici. La guagua (l’auto-bus/corriera) e il quasi scomparso camelo (un tir che trascina una sorta di vagone ferroviario con una depressione in mezzo) passano raramente e imprevedibilmente. Quindi o si affitta una macchina o si prende il taxi.

Se si opta per il noleggio della macchina, le compagnie sono CUBACAR e HAVANAUTOS. Attendetevi di pagare circa 70-80 CUC al giorno per macchine tipo Hunday Accent o affini. Nei periodi di alta stagione è meglio prenotare da casa. I poliziotti, che un tempo fermavano con una certa sospetta frequenza, oggi sono molto più cauti e quando ti fermano (sempre con cortesia) raramente sbagliano: avete commesso qualche infrazione di sicuro. Allo stop ci si deve arrestare completamente. La riga gialla sulla carreggiata non può nemmeno essere toccata. I complicati limiti di velocità devono essere rispettati alla lettera. Attenzione, i semafori sono dopo gli incroci. Le multe devono essere annotate sul contratto di noleggio e pagate al momento della riconsegna della macchina; se l’annotazione non avviene, gatta ci cova... Per fortuna non esiste ancora il problema del parcheggio con le relative multe. Ogni locale pubblico ha però il suo bravo parcheggiatore che si aspetta una moneta (0,5 CUC bastano in genere).

Ogni tanto vedrete un signore munito di una grossa paletta. Ferma le macchine con targa cubana celeste (quelle a noleggio hanno una targa diversa) che hanno posti liberi per lasciare salire gli autostoppisti. Il trasporto è un problema e nessun buon cittadino deve lasciare appiedato un companero.

Girare per La Habana è relativamente semplice. La città è praticamente divisa in due dal fiume Almendares. Andando verso est si incontrano i quartieri del Vedado, Nuevo Vedado, Cerro, Centro Habana, Habana Vieja. Quest’ultima è delimitata dall’insenatura del porto. Andando verso ovest dal fiume si attraversano i quartieri di Miramar, Playa, Siboney. La pianta della città è newyorchese: le avenidas corrono parallelamente al mare e portano numeri dispari (la 1era è a bordo acqua) mentre le calles, recanti numeri pari, sono perpendicolari rispetto al mare. In alcuni quartieri (Cerro, Centro Habana, Habana Vieja) le calles e le avenidas recano nomi.

Se si gira solo per il centro della città è meglio il taxi, anche perché stanno fermi anche mezz’ora ad aspettare a tassametro spento. Sempre meglio provare a negoziare in anticipo il prezzo della corsa, anche se è sempre più difficile. 

Nota bene: La Habana è una città grande : il Malecon (il lungomare) è lungo una dozzina di Km, la Marina Hemingway è a più di venti Km dalla città vecchia. Il costo di una corsa di 10-15 minuti è di 8-10 CUC. 

 

SPIAGGE (Playas)

A La Habana non ci sono arenili, la forza del mare li spazzerebbe via. I cubani si avventurano a buttarsi fra i blocchi di cemento o fra gli scogli anche detti “diente de perro”: per gli stranieri è decisamente sconsigliabile.

Godetevi lo spettacolo del Malecon. Quando lo stretto di Florida è agitato (succede spesso), il Malecon (tecnicamente le Avenide Washington e Maceo) si allaga. La furia del mare si sfoga prorompendo dai tombini come un geyser con spruzzi alti una decina di metri. Quando è più calmo, verso sera, vedrete uscire gli pneumaticos, i pescatori più coraggiosi del mondo. “Navigano” su un tubolare da Tir, seduti su una rete da pesca, e sfidano oceano e squali.

Gli habaneros, quando vogliono passare una giornata al mare, vanno a Playa del Este, l’equivalente di Ostia per i romani, a circa 20 km dalla città. Per gli stranieri è aperta la possibilità del Club Habana (dove peraltro anche i cubani sono ammessi), un club “privato” in cui si può entrare anche solo per un giorno, con spiaggia, piscina, palestra e campi da tennis. 

 

TABACCO

Non comprate sigari per strada. Chi li vende, vi racconterà che ha uno zio/cugino che lavora nella fabbrica e li ruba. Non è vero. Se li fanno loro in casa con tabacco che non è stato invecchiato adeguatamente o, peggio, con le foglie di banano. Compratevi piuttosto qualche sigaro fresco dai grandi torcedores. La China a la Fabrica Partagas o Cueto al negozio del Morro, in generale tutti i negozi hanno un grande torcedor che prepara e vende sigari sul posto. Meritano il massimo rispetto. La loro manualità è degna di un liutaio di Cremona. I sigari nei negozi ufficiali vengono sempre venduti con una fattura che riporta le generalità dell’acquirente. All’uscita dal paese, la dogana la richiede. Le autorità cubane consentono di esportare sigari ufficiali (cioè accompagnati dalla ricevuta) praticamente senza limiti. Oggi è proibito esportare più di 50 sigari senza ricevuta (il numero cambia continuamente). Sono severi: è matematico che ve li sequestreranno, anche se ultimamente hanno allentato un pochino le maglie. Portatevi via piuttosto dei sigari ufficiali perché spenderete effettivamente meno.

Un’avvertenza. Il sigaro Avana, che i cubani chiamano il puro perché contiene solo tabacco, è un prodotto d’eccellenza che richiede anni di invecchiamento e un lavoro manuale complesso. Una scatola da venticinque che da noi può costare € 600, lì costa un terzo in meno. Ma non ve la danno gratis. Chi la vende per 25 CUC vi sta fregando. Se volete un regalino di basso prezzo, comperate una scatola di Guantamera che sono fatti a macchina. Spenderete pochi CUC e avrete comunque un sigaro fatto del miglior tabacco della terra. Certo, non regalatela a un esperto. I prezzi sono comunque uguali dappertutto (anche al Duty Free dell’aereoporto) quindi scegliete sulla base della disponibilità. I posti migliori sono i negozi della Fabrica Partagas, degli alberghi, le Case de l’Habano e il Club Habana.

Ovviamente, oltre che con i limiti all’esportazione di tabacco da Cuba, dovrete poi fare i conti con quelli di importazione nella UE.

Una visita alla galera della Fabrica Partagas (l’enorme stanza dove i torcedores arrotolano i sigari) è d’obbligo. C’è un tour guidato a ore fisse e vale la pena vedere quanto sia complessa la preparazione di questa gloria cubana

 

MUSICA

 

I locali sono sempre più o meno gli stessi da qualche anno, anche se ogni tanto qualcuno chiude per ristrutturazione o per altre ragioni.

La musica cubana tradizionale è una musica molto costosa. Noi siamo abituati al rock o al pop. Quattro, massimo cinque individui, in cui il cantante, il frontman, è generalmente anche il capo. Le orchestre di salsa contano una quindicina di elementi, tra cui due, tre, quattro vocalist. Il leader non è fra questi. A volte sale solo un attimo sul palco. Ma è l’animo della band. I cantanti e i musici vanno e vengono, ma lui (signore, scusateci ma, in una società matriarcale come quella cubana, resta un ruolo maschile) resta. I nomi possono prevederlo o no, non conta. Però sono Manolin y su trabuco, NG la banda, David Calzado y la Charanga Habanera, Isaac Delgado, Alain Daniel, Lazarito Valdes y Bamboleo ed altri.

La musica cubana “nuova”, il regetòn, il rappetton o come diavolo lo vorranno chiamare, ha il pregio di costare poco in termini di risorse umane: sono in due o tre. Sconta il difetto di perdere ogni specificità locale per omogeneizzarsi a tutto quello che succede sotto il confine del Texas. Ma, ricordatevi, più che musica è ritmo per avviare la macchina del ballo.

Un’avvertenza. Qualche anno fa, il cantante Tiziano Ferro fece outing, dichiarando la sua omosessualità. Rhett Butler avrebbe sentenziato : francamente me ne infischio. Bravo, baffetto. Il Tiziano suddetto, con grande onestà, ha però anche svelato di non sapere leggere la musica. Credo una condizione comune al novanta percento dei suoi colleghi. Non c’è problema. Se traduci dall’aramaico senza conoscere un vocabolo di questa lingua e la gente compra i tuoi libri, hai tutta la nostra ammirazione. I musicisti cubani, però, sono tutti plurititolati. Ognuno, anche il più scalcagnato, ha fatto anni di conservatorio e sa suonare tre o quattro strumenti. Negli anni ottanta, prima che arrivasse Wim Wenders e il Buena Vista Social Club, Compay Secundo suonava la chitarra nei ristoranti con il cappello in mano.

I più in voga in questo momento fra gli stranieri sono il Salon Rojo al Vedado, La Macumba, la Casa de la Musica di Galliano, la Casa de la Musica di Playa, il Diablo Tun Tun, il Turquino all’ultimo piano del Habana Libre.  Il Johnny e la Tropical sono adatti agli spiriti più intraprendenti e meno timorosi del contatto con il lato professionista (ehm !) delle signore caraibiche.

Al Tropicana fanno uno spettacolo di cabaret così classicamente anni 50 che da un momento all’altro vi aspettereste di vedere comparire Macario o le Bluebell, stesso dicasi per il Cabaret Parisien all’interno dell’hotel Nacional. Alla Casa de la Musica di Galliano o Miramar quasi ogni sera c’è un concerto di salsa dal vivo. Divertente è frequentare questi posti la domenica pomeriggio quando c’è la matiné (anche se ora sono quotidiane un po’ dovunque e sempre frequentate) e i cubani possono entrare a prezzi per loro accessibili. In tutto il mondo le donne sole entrano nei locali a condizioni di favore, a Cuba invece non le fanno entrare per scoraggiare le “professioniste”. Se siete un uomo solo, molte vi chiederanno di entrare con voi. Si pagano il loro biglietto e se non siete interessati vi mollano subito senza fastidi. Alla “Zorra y Cuervo” e “Jazz Café” suonano Jazz; al “Gato Tuerto” e al “Dos Gardenias” boleros. Per tirare l’alba il Diablo Tun Tun (uno dei più bei nomi di locale al mondo) o il Delirio Habanero.

 

SOUVENIR

 

La maledizione del viaggio è la necessità di portare ricordini ad amici e parenti. Da Cuba si possono portare solo quattro cose : ron, sigari, CD di musica salsa e qualche piccolo oggetto di artigianato di legno, di cuoio o lattine destrutturate. Per uno straniero è difficile capire che i negozi sono praticamente inesistenti. C’è una piccola boutique nei grandi alberghi e un mercatino ben organizzato sul porto, ma non aspettatevi grandi cose. C’è un bel mercatino di libri usati ogni giorno in Plaza de las Armas.

Se comperate ron e volate diretti in Italia non avrete problemi, se rispettate i limiti doganali. Se però viaggiate su un volo che fa scalo nella UE (Parigi se volate Air France, Madrid se volate Iberia o Air Europa, Amsterdam con KLM) vi sequestreranno tutti i liquidi che avete nel bagaglio a mano (ron compreso). E’ inutile spiegare che li avete comprati al duty free: nonostante che a L’Avana ve lio mettano in bei sacchetti gialli, in Europa vi verranno inesorabilmente sequestrati.

 

RAPPORTI CON I CUBANI

E’ molto facile avere rapporti aperti e cordiali con i cubani. Per molti italiani è uno degli aspetti più positivi del viaggio. La molla principale è forse la curiosità reciproca sugli stili di vita. Loro, nella stragrande maggioranza dei casi, non sono mai usciti dall’isola e quindi conoscono la vita in occidente solo dai film e dalle novelas. Assumono quindi naturalmente che ognuno di noi sia un milionario che vive in una villa a Beverly Hills con dieci limousines e venti camerieri. Noi restiamo attoniti quando ci raccontano i loro problemi con la libreta (la carta annonaria per ritirare alcuni generi di prima necessità) o quando apprendiamo che un neurochirurgo guadagna meno di un taxista. Con tutti i pericoli di queste generalizzazioni, vale la pena di assumere due cautele quando si parla con loro.

 

Evitare i giudizi affrettati. Uno straniero può vivere a Cuba venti anni senza capirci niente. Chi ci arriva per la prima volta è istintivamente portato a confrontare il tenore di vita locale con il proprio. E’ una stupidaggine. Se proprio si vuole fare un confronto, il termine di paragone dovrebbe essere Haiti o il Guatemala. E’ molto meglio osservare tenendo una mente aperta e rifuggire dall’esprimere giudizi affrettati.

Lasciare perdere la sfera politica. L’unicità di Cuba da questo punto di vista incuriosisce per forza uno straniero ma è sciocco affrontare il tema con loro : si rifugeranno in una difesa d’ufficio più o meno convinta dello status quo o si sentiranno a disagio. Se volete vincere il premio per la domanda più originale, provate a chiedergli cosa succederà qui “dopo”. Sarete solo il milionesimo turista che lo ha chiesto.

 

EMERGENZE

 

Se avete bisogno di un ospedale (fate tutti gli scongiuri del caso) l’unica soluzione praticabile per chi ha passaporto straniero è l’ospedale Cira Garcia, moderna struttura in Calle 10 in Miramar: preparate però il portafoglio, costa più di una clinica di Ginevra. L’unica cosa che non vi faranno pagare è il parcheggio dell’auto dentro l’ospedale peraltro minuscolo: fuori invece si, ci sono i parcheggiatori onnipresenti con la casacca rossa Havana Club che vi chiederanno sempre 1 CUC indipendentemente dalla durata della sosta ma che si accontentano tranquillamente della metà.

Dentro lo stesso ospedale c’è anche una farmacia internazionale, riservata agli stranieri. I cubani non possono accedervi e può capitare di trovarne qualcuno fuori che vi chiede di comprargli una medicina che nelle “loro” farmacie non si trova: vi danno anche i soldi per comprare.

Altre farmacie internazionali ci sono da altre parti, ma quella del Cira Garcia è la più fornita, anche se non sempre si trova quello che si cerca.

La polizia (Policia Revolucionaria de Cuba) la trovate con facilità ad ogni angolo di strada e in 5ta Avenida ci sono “Caballitos”, poliziotti motociclisti che pattugliano la strada costantemente. In sella alla loro moto Guzzi con i Ray-ban e la divisa blu sembrano i CHIPS dei telefilm americani di vent’anni fa.

L’Ambasciata Italiana si trova in Calle 4 angolo con 5ta Avenida ed è aperta solo la mattina. Se avete la sfortuna di doverci passare (problemi vari, smarrimento del passaporto etc..) armatevi di molta pazienza. Il pezzo meglio si chiama Javier, è cubano, e lavora lì da oltre venti anni: un monumento di capacità, disponibilità ed esperienza.  Passato lui, agli sportelli dipende da chi vi tocca: ma lì siete già in Italia…

 
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